Unknown
 Il telefono cellulare ci ha cambiato la vita. Si tratta di una frase inflazionata, di un luogo comune, di un’affermazione ormai senza tempo; e forse proprio per tutte e tre queste ragioni si tratta inevitabilmente di una grande verità. E se agli albori della sua diffusione chi aveva il cellulare ne faceva un uso più conforme alle proprie necessità, oggi il cellulare, o meglio, lo smartphone, è un compagno irrinunciabile nelle nostre giornate. Abbiamo ormai una necessità quasi fisiologica di portarci dietro quella sorta di ‘mattonella’ digitale, con i suoi colori e le sue funzionalità, con le applicazioni più svariate e variegate e il touch screen d’ordinanza. 

Privarci del cellulare avrebbe oggi la valenza di un ‘fine pena mai’ imposto all’innocente. Il cellulare è estensione del nostro corpo, nonché mezzo espressivo della nostra personalità. 

Insomma, toglieteci tutto, ma non il nostro smartphone.

Fonte: it.123rf.com
E lo smartphone, questa nuova creatura nata in seno alla dinastia dei cellulari, è lo strumento che ci permette di accedere all’era social. Senza il cellulare iperconnesso e iperattivo siamo tagliati fuori da un mondo che vive in parallelo a quello fisico, un universo che fa la storia senza né passato né futuro, avvalendosi solo di un presente multitasking.

L’invasione coatta dei cellulari di ultima produzione ha mutato in maniera profonda gli stili di vita di giovani e meno giovani, in un mondo social dove le diverse età si appiattiscono sull’unica e complessiva generazione virtuale.

 Viviamo di network, di pixel e di wi-fi. Tutto il resto è inutile, noioso, non crea empatia né emozione. 

Perderlo o perdersi? This is the question.

Perdere il telefono, dimenticare il proprio smartphone, uscire di casa senza la connessione col mondo è il più grave dramma che più vivere l’uomo medio contemporaneo, sia esso russo, italiano o giapponese. Non esiste crisi, recessione o calo del potere d’acquisto che possa fermare la generazione social dal correre nel proprio store di fiducia per entrare in possesso dell’ultimo modello android o iOS. La mela smangiucchiata e il goffo omino verde rappresentano ormai i desideri più profondi della società attuale, ne disegnano e realizzano i sogni, rendono possibili le fantasie più disparate e sconfiggono la solitudine. Non v’è nulla, nelle vecchie tradizioni di entertainment, in grado di eguagliare il livello di appagamento che solo essi generano. 
Fonte: plpnetwork.com


Senza la nostra fedele 'tavoletta' luminosa siamo noi a perderci, a rimanere soli, gettati in una società che ormai non conosciamo più 'davvero'  perché siamo abituati a guardarla solo attraverso i megapixel di uno schermo antropomorfizzato. Dimentichi che la vita procede inesorabile, anche se non abbiamo fatto in tempo a 'condividerne' ogni singolo frammento.
Unknown


Fonte: Wikipedia

Verrebbe da chiedersi, parafrasando Calvino, cosa sia un classico. E sempre prendendo come riferimento la spiegazione dello scrittore italiano, potremmo estrarre dal cilindro delle risposte una delle sue definizioni e affermare con sicurezza che in classico è ‘un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire’. Una storia che non si è ancora compiuta, che vive in altre storie e che torna a vivere anche con altre parole, abbracciando nuove ere e inserendosi in contesti che l’autore non avrebbe mai immaginato. In un certo senso è proprio ciò che sta accadendo al ‘Macbeth’ di William Shakespeare, che in occasione delle celebrazioni per i quattrocento anni dalla morte dell’autore è stato affidato allo scrittore norvegese Jo Nesbø al fine di riadattarlo in chiave moderna.


Fonte: Wikipedia
Venendo dal successo del suo ultimo romanzo ‘Polizia’, che ha riscosso un consenso planetario con 20 milioni di copie vendute in ben quaranta Paesi, lo scrittore norvegese si è dichiarato pronto ad affrontare la sfida. Macbeth è una storia che mi sta molto a cuore perché affronta temi con cui ho avuto a che fare fin da quando ho iniziato a scrivere. C'è un personaggio principale che ha il codice morale e la mente corrotta, la forza personale e la debolezza emotiva, l'ambizione e i dubbi di andare in entrambe le direzioni. È un thriller sulla lotta per il potere, un noir cupo, che permette di indagare la mente di un paranoico”, ha affermato Nesbø illustrando il profilo del personaggio e individuando nella sua complessità dei temi comuni alla tradizione noir


Ben presto, dunque, avremo modo di leggere il Bardo in veste noir!


Il lavoro di Nesbø si inserisce nel programma tracciato dalla Hogarth Shakespeare, l’impresa editoriale incaricata di valorizzare le opere del drammaturgo inglese a quattro secoli dalla sua dipartita. È stato quindi messo in cantiere un progetto insolito che ci presenterà alcune delle tragedie shakespeariane in adattamenti fuori dal comune, sui quali si farà sentire non solo la mano possente e vigorosa del padre naturale, quanto anche quella creativa e moderna dei genitori adottivi scovati nel panorama letterario internazionale. 


Fonte: Wikipedia
A metter mano su questi testi quasi sacri saranno degli autori di fama mondiale che, ciascuno per il proprio genere, scandaglieranno le parole, le ambientazioni e i dialoghi magistralmente allestiti dal Bardo ben quattro secoli orsono e li adatteranno al contesto attuale, tentando tuttavia di rimanere quanto più fedeli alla vocazione originale. Tant’è che oltre a Jo Nesbø che opererà sul ‘Macbeth’, la Hogarth Shakespeare ha acquisito nella propria scuderia di riadattatori shakespeariani anche Margaret Atwood per la riscrittura de 'La tempesta', HowardJacobson che interverrà su Il mercantedi Venezia', e Jeanette Winterson già a lavoro su 'Racconto d'inverno'


Il progetto è ambizioso, ma le ‘penne’ assoldate fanno sperare in una riuscita quanto più soddisfacente, senza dimenticare che la materia prima sulla quale questi autori dovranno operare è esemplare della migliore qualità.

Wikipedia

Risultati di ricerca