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| Elizabeth Gaskell
Cranford
|
“In primo luogo, le Amazzoni sono le padrone
di Cranford; le affittuarie di tutte le case al disopra di un certo livello
sono donne. […] In breve, qualsiasi cosa accada degli uomini, a Cranford non ci
sono”.
| Fonte: BBC |
Così
Cranford è la storia di una comunità. La storia di un piccolo villaggio che, a lungo
andare, si trasforma in un affresco di vicende
familiari. Domestiche. ElizabethGaskell prende in mano la penna e, come se fosse il più abile dei paesaggisti,
tratteggia fin nelle più particolari minuzie la quotidianità della piccola
cittadina inglese dal nome fittizio dove vive, si confida, piange e ride un
gruppetto di anziane signore, amiche per necessità, affetto e buone maniere.
Dopo
aver dato alle stampe, in forma anonima, MaryBarton, la Gaskell si dedica alla stesura di racconti, destinati per lo più
alle uscite periodiche curate da Charles Dickens, del quale era da poco
divenuta amica e, per certi versi, collaboratrice. È proprio tra questi scritti
che inizia a germogliare l’idea di mettere insieme gli aneddoti e le vicende
delle signore di Cranford.
Pensato
e pubblicato a puntate per la
rivista diretta d
all’amico scrittore, il progetto di Cranford venne più volte
interrotto in corso d’opera a causa della stesura di Ruth, un altro importante romanzo della prolifera scrittrice. Tant’è
che le continue interruzioni provocarono non pochi problemi con lo stesso
Dickens, che da parte sua aveva bisogno delle nuove puntate del racconto per
chiudere i numeri della ‘Household Words’.
Tuttavia, nel 1853, sia Ruth che Cranford videro la luce per i tipi dell’editore Chapman & Hall.
Due storie parallele eppure diametralmente opposte. Se nel primo infatti la
Gaskell si sofferma sulle vicende di una giovane donna sedotta e abbandonata
che si incammina sulla via della redenzione, nel secondo è la quotidianità semplice e priva di
pretese a prendere per sé tutta la scena.
| Fonte: Wikipedia |
Cranford si presenta alla stregua di un
album di ricordi al quale attinge la giovane narratrice Mary Smith, che dà voce alla sapiente penna dell’autrice. La ragazza
racconta ai lettori gli eventi singolari che hanno caratterizzato le quiete
esistenze delle sue anziane amiche.
Il
romanzo scorre grazie a uno stile colloquiale,
come quello che si potrebbe cogliere dalle lettere
di una lontana parente che ci descrive le sue avventure giornaliere. Mary Smith
mette in linea (non necessariamente cronologica) l’insieme di perle esilaranti
e di ironici dettagli, incorniciando la narrazione con sapiente e puntuale arguzia.
Il
variopinto racconto snocciola in tante piccole sequenze la vita quotidiana del
villaggio di sole donne, o quasi, dove la rispettabilità e il decoro rappresentano
la ragione prima e il fine ultimo di ogni iniziativa, pur non essendo in alcun
modo barattabili con l’altruismo, la gentilezza e l’affetto.
“Mi sorrise tra le lacrime, e avrebbe voluto che vedessi solo il sorriso, non le lacrime”.
| Fonte: www.telegraph.co.uk |
Il
lettore si troverà quindi a chiedersi quanto debba durare una visita gradevole.
‘Mai più di un quarto d’ora’, gli
verrà risposto dalle simpatiche signore di Cranford. E come fare a regolarsi? “Devi continuare a pensarci, mia cara, e fare
in modo di non dimenticartene durante la conversazione”. Un quarto d’ora
che è destinato quasi sempre a dilatarsi, nonostante lo sguardo fisso sulle
lancette dell’orologio e il timore costante di essersi fermati un po’ più a
lungo del dovuto. Eppure è questo quel che capita quanto si entra in una
comunità di sole donne, gli uomini
sono relegati dietro un velo di tacito disprezzo.
“Gli uomini sono uomini. Ogni figlio di mamma vuole esser preso per un incrocio tra Sansone e Salomone, troppo forte per prenderle e troppo saggio per cascarci. Se ci fate caso, hanno sempre previsto tutto, anche se poi non ti avvertono mai che sta per accadere qualcosa; mio padre era un uomo, e quel sesso lo conosco piuttosto bene”.
In questa comunità anche il matrimonio fa paura, anche se poi si finisce col rimpiangere di non
averlo mai contratto. E si ha paura della povertà,
alla quale solo l’affetto e la generosità degli amici possono porre un argine.
| Fonte: The Guardian |
Il
racconto si sviluppa in maniera veloce, arrivando ben presto alla parola fine
che lascia dietro di sé quella sensazione mista tra abbandono e serenità che
si prova ogniqualvolta ci separiamo dalle persone a cui vogliamo bene.
Arrivederci a Cranford, dunque! Affinché ogni nuova
lettura abbia il sapore del ritorno.
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